lunedì, 13 ottobre 2008
Dono che io non possiedo, quindi lascio parlare chi lo fa molto meglio di me. Buona lettura.

“A scuola tornano i voti
Michele Serra

La Repubblica
, 29 agosto 2008

 Forse tradita dall’entusiasmo, il ministro dell’Istruzione (ex pubblica) Mariastella Gelmini guida la folta lista dei ministri super-dichiaranti, annunciando ogni giorno una novità salvifica. Ieri è stato il turno del ritorno al voto, che segue il ritorno del grembiule, il ritorno alla maestra unica, il ritorno della buona condotta e un’altra messe di ritorni, tutti implicitamente o esplicitamente motivati dalla ripulsa del famoso “spirito sessantottino” che con il suo venefico lassismo avrebbe devastato la scuola italiana nel seguente quarantennio.
Volendo, si potrebbe obiettare che tutti questi ritorni hanno qualcosa di refluo e di platealmente nostalgico, dunque poco attinente al concetto di “nuovo” e “innovativo” che riluce sulle insegne della destra trionfante. Più che alla scuola gentiliana alludono a quella deamicisiana, con i buoni e i cattivi bene incolonnati sulla lavagna (sempre che arrivino i soldi per comperare il gessetto). Un po’ come se il ministro del Lavoro volesse abolire il weekend lungo, culla della fannullaggine privata e pubblica, quello dello Spettacolo rilanciare la censura, quello degli Interni le cariche a cavallo, e via via rimpiangendo quella Italietta finto-proba, moralista e classista che il povero Sessantotto provò in effetti a seppellire, salvo poi inciampare, nel 2008, nelle sue ossa bene aguzze.
Ma fare il ministro della scuola, in questo paese e con questa scuola depressa e impoverita, è un mestiere così difficile che non regge il cuore a infierire più di tanto. La buona volontà del ministro merita la sufficienza (un “sei politico”, parlando da sessantottini incanutiti), grembiule e voti e maestra unica possono perfino trovare qualche pedagogista consenziente, e pazienza se non una delle novità annunciate è esente da un forte odore di naftalina. Per contro, non c’è genitore o docente con il sale in zucca che non avverta la necessità di irrigidire qualche regola, e rattoppare qualche falla provocata dal deficit di autorevolezza degli adulti.
Quello che però vorremmo infine sapere, da un ministro che annuncia di voler rivoltare la scuola e redimerla dei suoi peccati, è se non crede che, nel pacchetto di provvedimenti che va snocciolando un giorno sì e l’altro pure, manchino almeno due intenzioni ben più strutturali della riforma delle pagelle. La prima intenzione è restituire ai docenti dignità sociale e dunque un censo adeguato, senza il quale è puramente insensato pretendere che le persone di qualità (del Nord e del Sud) puntino alla carriera scolastica. La passione e la vocazione, da sole, non bastavano nemmeno a tenere insieme la scuoletta del Regno, dove pure il maestro e il professore godevano della venerazione di un popolo ancora semianalfabeta: figuriamoci oggi, che l’intero apparato pubblicitario-televisivo (se il ministro non ne ha mai sentito parlare, chieda al suo premier) ha inculcato in grandi e piccini l´idea che i quattrini sono tutto, e tutto il resto è appena una variabile di scarso interesse. Gli analfabeti si prostravano ai maestri, gli attuali analfabeti di ritorno li disprezzano.
La seconda intenzione sarebbe ridare alla scuola pubblica la sua vecchia, indiscussa centralità ideologica (sì, ideologica) che è tutt’uno con la sua identità, sostanzialmente immutata dal Regno al fascismo alla Repubblica: quella di cardine formativo di un popolo, di uno Stato, di una comunità di cittadini. L’idea balorda e pericolosa – sovversiva, direi, perfino più del Sessantotto… – che la scuola pubblica sia solamente una delle scuole, una delle possibilità formative, non solo ha stornato risorse altrove, ma ha parzialmente svuotato di orgoglio e di certezze l’intero ambiente: esattamente come se le Forze Armate sapessero di essere parificate a eserciti privati, a pari titolo destinatari di denaro pubblico nel nome della “libertà di scelta”.
In parallelo, avanzava nel Paese l’idea che “pubblico” fosse comunque sinonimo di inerzia, parassitismo e qualità inferiore: per la prima volta nella storia d’Italia.
In una comunità di consumatori e non più di cittadini, di “profili professionali” da valutare e impostare fino dalla prima infanzia e non più di giovani da formare alla cultura e alla dignità personale, come potrebbe mai rimotivarsi una scuola pubblica svilita dai suoi stessi governanti, stretta tra la cultura aziendalista e quella consumista, travolta dalla rivoluzione tecnologica senza poterla affrontare ad armi pari (che fine ha fatto la promessa proto-Berlusconiana di “un computer per ogni studente”?), insicura del suo presente economico e, quel che è peggio, del suo futuro istituzionale?
Creda, ministro Gelmini, nessuno può permettersi, con i tempi che corrono, di contrapporre pregiudizi “libertari” ai suoi pregiudizi vagamente autoritari. Ma sconcerta non sentire più, da molto tempo, un orgoglio scolastico che si fondi sull’orgoglio pubblico, sulla volontà politica (tradita anche dai governi di centrosinistra) di fare della scuola di Stato, costi quel che costi, la prima anzi la primissima delle priorità politiche e finanziarie. Gli insegnanti si sentono soprattutto sgridati, accusati di essere impreparati, sciatti, assenteisti e magari meridionali. E il loro essere malpagati, secondo lo spirito dei tempi appare più come una colpa che come un torto subito. Avrebbero bisogno dell’esatto contrario: di un ministro che batta i pugni sul tavolo e pretenda risorse, quattrini e rispetto in pari misura. Un ministro che sia il primo dei docenti e non la loro controparte. Come può pretendere rispetto e stima dagli studenti una scuola che non ha più il rispetto e la stima dei politici che la reggono?

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sabato, 04 ottobre 2008
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domenica, 14 settembre 2008
Il titolo è un po' esagerato, ma l'ansia sta cercando di ottenere il sopravvento. Premessa: scusate, amici e colleghi uomini, parlerò (brevemente) di questione quasi esclusivamente femminile. Mammografia: ogni anno l'incognita; andrà bene? Ci sarà qualcosa? E ieri, dopo l'esame, mi hanno richiamato in ambulatorio: "Signora Pattygatty? Venga un attimo con me, non si preoccupi! Facciamo un'ecografia." Vabbè non mi preoccupo... "Mah, ci sono troppe cisti, non vedo bene; facciamo una risonanza magnetica." Che faccio, continuo a non preoccuparmi? In realtà ho deciso che farò proprio così: finchè non avrò l'esito della risonanza, combatterò la mia battaglia contro l'ipocondria in agguato. Sì, ecco, ho deciso. sniff...
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sabato, 16 agosto 2008
... una manifestazione che si terrà a Bologna il 19 e 20 settembre: DoceBo, promossa dall'USR dell'Emilia Romagna. Dovrebbe essere presente anche Maria Stella, ma io non ci conterei troppo. Dalla brochure che vi allego in link sembra trattarsi di un programma interessante, anche se un po' "denso" per i due giorni a disposizione; gli organizzatori hanno espresso le intenzioni di dare un seguito alla manifestazione negli anni a venire. Ma noi siamo ormai abituati a non fare programmi a lungo termine, vero? Se pensate di fare un salto ditemi qualcosa: mi farebbe piacere incontrare di persona i miei compagni di navigazione. A presto, spero!
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sabato, 02 agosto 2008
... all'acume dei miei colleghi, nel dirimere un dubbio che mi ha colto, quando ho affrontato la lettura del comunicato ministeriale (Prot. n. 3602/P0) riguardante lo Statuto degli  studenti: è sempre stato di competenza del Consiglio di Istituto decidere la non ammissione agli esami per motivi disciplinari, o è una novità? Devo proprio essere stordita: questo passaggio di competenze dal Consiglio di Classe a quello di Istituto quando il periodo di sospensione supera i 15 giorni io me l'ero proprio perso. So che è caldo, siamo in ferie, davanti al pc è ancora più caldo, ma... LaVostraProf, Oukechartomono,  date una pietosa occhiata...  :o(
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venerdì, 25 luglio 2008
... vivamente la lettura di questo articolo di Ilvo Diamanti. Non lo commento, non ve n'è bisogno: è un'analisi lucidissima...
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lunedì, 14 luglio 2008
... e ti pareva che non fosse anche questo colpa nostra? Ieri la Repubblica ha pubblicato un illuminante articolo che finalmente chiarisce chi siano i responsabili del calo di apprendimento degli studenti italiani: i professori. Troppo vecchi, insoddisfatti (chissà poi di che?), sempre in movimento da una scuola all'altra (ma perchè uno che ha ottenuto una cattedra a Santa Maria di Leuca ed è di Clès deve dannarsi l'anima per avvicinarsi a casa, che poi mi si sconvolgono gli studenti?) e, udite udite, per la maggioranza DONNE! E per scoprire ciò hanno scomodato (e giurerei pagato profumatamente...) alcuni ricercatori di Bankitalia e del ministero della Pubblica istruzione. Ma non potevano chiederlo direttamente a noi, che glielo dicevamo gratis e anche in minor tempo? Potevo produrre anche qualche grafichino, all'occorrenza...
E' di oggi, invece, l'ultima esternazione della Mariastella, in cui si tira nuovamente in ballo il peso del voto di condotta, ma si torna anche sull'argomento "prof girovaghi". E qui riporto un'inquietante uscita della nostra capa: "
...L'insegnante dovrà essere valutato in base alla disponibilità a garantire la continuità, alla formazione permanente e al grado di apprendimento dei ragazzi..." . Volutamente sospendo il commento, perchè ho bisogno di metabolizzare, che è poi un modo gentile per dire che sono un po' lenta di comprendonio; lascio ai più veloci fra i miei compagni bloggers il merito di  chiosare sagacemente questa pesante frase gelminiana, pronunciata fra i denti nella distratta canicola vacanziera (d'altra parte chissà quanti scopriranno il decreto 112 solo a settembre, o magari solo alla prima richiesta di malattia...).
 
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categoria:sfoghi, sondaggi, informazione
venerdì, 11 luglio 2008
Grande Prof, sono riuscita a postare le mie figu! Sono bellissime, moooolto più dell'originale... :o(
Allora, ecco qua!

Ti vedo...

Patty2



















... non ti vedo!


Patty1
Ma il gatto, quanto è meraviglioso? Per la cronaca, io ho davvero una gatta, di nome Priscilla!
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mercoledì, 02 luglio 2008
... anche tutti i prof in camice, oltre agli allievi in grembiulino: ho un sacco di camici - appartenenti alla mia precedente vita di biologo molecolare... - di cui non so più che fare... Poi ci darebbe un'aria asettica/dottorale mica male...
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categoria:sfoghi, proposte, amenità
domenica, 22 giugno 2008
...ma dopo la correzione degli scritti non avevo voglia di scrivere nè di sfogarmi... Ho letto (divertendomi molto) i resoconti di Milady, ho partecipato al vivace dibattito sul primo quesito della prova nazionale di italiano, intavolato da Lavostraprof, ma sulla mia esperienza non ho ancora elaborato un pensiero lucido. Solo flash: uno scritto affrontato superficialmente, una prova nazionale che a noi correttori è servita solo ad allenarci per la compilazione della schedina del Totocalcio (se uno ha fatto i pallini, ma c'è anche il partito delle crocette, eh...). Gli orali non li ho ancora finiti, ma direi che sono in linea con le considerazioni di Milady: anche da me uno ha esordito con l'intenzione di declamare l'ennesima Seconda Guerra Mondiale e ci ha raccontato che "nel 1939 a Sarajevo uno studente serbo-bosniaco...". Unica consolazione del primo giorno di orali le due allieve straniere, da pochi mesi in Italia ma già così padrone della lingua e delle sue sfumature da poter declamare poesie di Montale come fossero su un palcoscenico ed esporre la Seconda Guerra Mondiale senza confonderla con la Prima e imbastendo un'analisi storica delle cause e delle motivazioni. Mah...
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